Toglietemi tutto ma non il mio Brain.

Meglio depressi che stronzi del tipo “Me ne fotto”, perché non dicono “Io mi interesso”?

Torno solo per un po’.

Uno degli aspetti più fastidiosi dell’ essere umano è la ridicola convinzione che non siamo responsabili delle conseguenze delle nostre azioni, come testimonia l’infantile disinvoltura cui troppo spesso attribuiamo alla volontà del Fato il disastroso esito delle nostre cazzate.
Marco Malvaldi - Il gioco delle tre carte (via monnalisasimpson)
Le Donne e i luoghi comuni.

Quante di voi, nella vita, si sono sentite dire “quella è una cosa da uomini, le donne non la possono fare”? Quante di voi si sono sentite squadrate con sorriso beffardo quando hanno distrutto il cliché della “donna al volante, pericolo costante”? Quante si oppongono ogni giorno alla mentalità (sessuale e sessista) retrograda con la quale devono convivere? Oppure lasciano “semplicemente” stare, fingendo di non vedere?
Beh, io credo che la cosa più sbagliata sia far finta di non vedere. Non ascoltarSI. Lo dico perché mi è capitato.
Credo che la cosa più sbagliata sia lasciarsi convincere, anche se una vocina dentro di te continua a dirti “ascoltati, non farti trattare così”.

Ma come si fa ad essere una donna? Non so voi, ma questo è uno degli interrogativi che mi pongo più spesso. In questo momento storico possiamo votare, abortire, farci sentire, non essere bruciate come streghe. Eppure il modello di donna che emerge dai mass media italiani rimane preoccupante: o siamo delle sceme troppo carine per essere anche intelligenti, oppure siamo fin troppo cervellone e mascoline.
Troppo. La parola ‘troppo’ non mi va giù… E chi lo decide quando una donna è troppo intelligente, o troppo carina, o troppo ‘culona’, per usare un aggettivo caro a qualche nostro politico?
Allora dobbiamo iniziare a renderci conto che la risposta è: non c’è un troppo. Il ‘troppo’ lo decidiamo noi, e lo decidiamo in base alle NOSTRE aspirazioni, al NOSTRO cervello, ai NOSTRI desideri.
E che, francamente, il ‘troppo’ che decidono gli altri per noi, può essere tranquillamente ignorato.
Succede che oggi probabilmente abbiamo ancora bisogno di femminismo. Quello vero, quello della solidarietà tra donne. Gli stereotipi hanno invaso anche il femminismo: per un certo lasso di tempo ci hanno convinti che le femministe fossero brutte, baffute, e che odiassero la bellezza. No no… Le femministe sono belle, ve lo assicuro.. Ma ognuna lo è a modo proprio.
…Con il rossetto rosso quando ci va, e anche senza quando non ci va.

Tenersi più nascosti.
fuckyeahfeminists:

It isn’t about “looking natural” or not - it’s about looking how you want to. It doesn’t matter what the message is (whether it’s about wearing a wig or dying your hair) - you are a “real” person no matter what!

fuckyeahfeminists:

It isn’t about “looking natural” or not - it’s about looking how you want to. It doesn’t matter what the message is (whether it’s about wearing a wig or dying your hair) - you are a “real” person no matter what!

Spesso quello che succede nelle relazioni tra esseri umani, affettive o lavorative, è che ci si aspetta che l’altra persona o le altre persone, soddisferanno determinate aspettative, colmeranno dei vuoti, porteranno quello che manca. Se fanno questo la relazione va bene, se non lo fanno ci si arrabbia con loro per la loro insensibilità. Questo è un tema che le persone spesso portano in consulenza e, di solito, questo si ripete più volte nel corso della loro vita: gli stessi errori nella scelta delle persone da avere accanto, persone che sembravano diverse e infine si comportano come altre prima di loro, causando gli stessi dispiaceri. Quando succede questo la domanda da porsi dovrebbe essere “Come mai ho lasciato che mi accadesse questo?”. Di solito la risposta è nelle parole di Mariah Fenton Gladis “Non potrai aspettarti da qualcun altro più di quanto tu sei in grado di dare a te stesso”.

FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL GIORNALISMO - Perugia - 25_29 aprile 2012 - VI edizione - free entry

FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL GIORNALISMO - Perugia - 25_29 aprile 2012 - VI edizione - free entry

Non dite mai a una persona “io ti conosco”: oltre ad essere profondamente presuntuoso, è anche sbagliato e superficiale.
Non riusciamo a conoscere noi stessi in una vita, figurariamoci se possono riuscirci gli altri.
Nulla è mai scontato.

Nemmeno Freud saprebbe spiegarmi perchè la notte sogno di aumentare le armi.
Perché la terra mi pare talmente maligna che in confronto Silent Hill assomiglia a Topolinia.
Io devo scrivere perché sennò sclero, non mi interessa che tu condivida il mio pensiero.
Non cammino sulle nubi come Wonder Boy.
Mi credi il messia? Sono problemi tuoi!”

Michele Salvemini

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